Societa' Siciliana per la Storia Patria

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IL MUSEO DEL RISORGIMENTO

della Società Siciliana per la Storia Patria di Palermo

Un laboratorio di storia ed arte

Piccola guida on line a cura di Pietro Gulotta

Premessa

Sistemato, nel suo nucleo principale, nel grande salone a piano terra nei medesimi locali dell’ex convento di S. Domenico, dal 1873 sede della Società Siciliana per la Storia Patria, il Museo trae origine dal desiderio dei maggiori esponenti della cultura di fine Ottocento di raccogliere ed offrire alla rivisitazione dei contemporanei ed a perenne memoria per le future generazioni preziosi cimeli e significative testimonianze di quella che allora veniva considerata una irripetibile epopea tesa al riscatto dell’isola che nell’Unità avrebbe dovuto ritrovare la sua rinascita ed un sicuro avvenire.

La sua fondazione ufficiale risale comunque al 31 dicembre 1918, all’indomani della prima guerra mondiale, ed il suo primo ordinamento venne informato ad un genuino ed entusiasta spirito nazionalista, che doveva divenire ancora più marcato durante il regime fascista il quale, peraltro, come è noto, si riteneva il naturale compimento del movimento risorgimentale.

Il secondo dopoguerra, però, considerato il clima di rinnovamento culturale e politico del tempo, diede nuovi impulsi e diversi indirizzi alla raccolta per cui dalla funzione statica e conservativa, non priva di toni trionfali, che aveva caratterizzato fino a quel momento il Museo, si tese a privilegiare giustamente la funzione formativa dell’istituto, in considerazione soprattutto delle sollecitazioni e degli stimoli che esso poteva, come può, fornire per una riflessione più obiettiva sugli avvenimenti epocali che interessarono l’isola nel XIX secolo.

Così nell’aprile del 1961, dopo le necessarie opere di restauro, sia dell’immobile danneggiato dai bombardamenti che delle suppellettili, quel prezioso deposito di memorie storiche venne riaperto alla fruizione pubblica con un ordinamento più moderno, frutto anche di un’accurata selezione delle testimonianze da mostrare e con criteri espositivi più adeguati – non mancando alcuni reperti anche di notevole pregio artistico - pur nel rispetto del necessario ordine storico per non privare le vicende risorgimentali ivi rappresentate di una lettura per quanto possibile razionale e coerente e che si sviluppava lungo le pareti e nella parte centrale del Salone, nonché in apposite bacheche in piena luce.

Nel 1975, poi, per una più diffusa ed approfondita conoscenza del Museo, a cura del professore Francesco Brancato, allora direttore della struttura, venne anche pubblicata una Guida, riproposta successivamente nel 1983. Sotto l’attuale presidenza del professore Massimo Ganci il Museo, come peraltro tutti i locali della Società, è stato fornito dei più moderni strumenti ed attrezzature antifurto ed antincendio, e si è provveduto nel contempo alla risistemazione di alcuni cimeli.

Descrizione sommaria dell’ ordinamento - Anche se a rigore possono considerarsi Museo tutti quanti i locali della Società Siciliana per la Storia Patria, per la ricchezza di quadri, sculture, ritratti, stampe e cimeli vari che essi conservano, tuttavia il cospicuo contributo dato anche dalla Sicilia alla realizzazione dell’Unità d’Italia è principalmente testimoniato dalla raccolta sistemata in modo organico nel Grande Salone a piano terra e nella adiacente Sala Crispi. Il percorso inizia con i ritratti ad olio dei sovrani borbonici, a cominciare dal capostipite Carlo III (1734-59) , e si sviluppa lungo le pareti del Salone attraverso la raffigurazione di personaggi ed episodi che hanno segnato gli avvenimenti risorgimentali, non solo siciliani, mentre altri rilevanti cimeli che ricordano i due momenti più significativi della storia dell’isola, la rivoluzione federalista del 1848 e l’epopea garibaldina del 1860, sono esposti nelle dieci bacheche a piena luce collocate lungo l’ asse longitudinale del medesimo salone, con gli spazi intermedi occupati da busti, sia in gesso che in marmo, di patrioti e di altri illustri protagonisti di quel periodo storico. Nella parte centrale spiccano tre cannoni del 1820 e copie in gesso dei grandi monumenti a Garibaldi a Ruggero Settimo ed a Crispi.

Descrizione sommaria della raccolta - Come già rilevato, i pregi della raccolta non sono solo quelli di essere una insostituibile testimonianza storica del periodo risorgimentale (i cui approfondimenti peraltro gli studiosi o i semplici cultori possono trovare nelle stesse pubblicazioni della Storia Patria e fra i numerosi testi del suo patrimonio librario), ma anche di essere composta oltre che da documenti ufficiali, anche da una collezione d’opere d’arte, pitture, sculture , stampe, dagherrotipi (prime rudimentali fotografie) o più moderne fotografie. Così accanto ad un decreto del Parlamento Siciliano del 1848 troviamo ritratti ad olio della scuola palermitana del XIX secolo di sovrani o illustri patrioti, o busti in gesso o marmo, opere di artisti oggi abbastanza noti, per cui la valenza del Museo è duplice : fonte di riflessione storica, e pregevole rassegna di produzione artistica siciliana, e palermitana in particolare, del XIX secolo, ma anche dei primi anni del successivo. Ricorrono così i nomi di N. Benincasa, A. Perdichizzi, G . Sciuti, F. Pirandello, L. Lojacono, N. Morello, Benedetto e Pasquale Civiletti, B. De Lisi, M. Rutelli, Giovanni Rosone ed altri ancora. Tuttavia numerose opere, anche se pregevoli, per mancanza di studi specifici sono privi di una sicura attribuzione.

Infine a completare la raccolta non mancano altri oggetti d’arte o di qualificato artigianato, come il Medagliere Mordini o le spade d’onore ed il monumentino d’argento donati a Garibaldi da suoi estimatori anche d’oltre Oceano.

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SCHEMA PER UNA GUIDA DEL MUSEO

ad uso delle scuole medie

 

* Ha ancora significato visitare un Museo del Risorgimento? Sì, se si tiene conto che il Risorgimento siciliano non è per la storia dell’isola il momento conclusivo, come trionfalmente nel passato veniva interpretato, ma più semplicemente uno dei suoi momenti fondamentali, ancora oggi ben lungi dall’avere esaurito i suoi effetti: si pensi alla cosiddetta "questione meridionale", tuttora drammaticamente presente nelle vicende politiche ed economiche del Paese; si pensi alle problematiche sociali delle campagne legate al latifondo (ex feudo), anche se frantumato dalle più recenti leggi agrarie ed al quale alcuni storici fanno risalire l’origine della mafia; al neo-federalismo che a pieno titolo riempe l’agenda politica odierna. Ma anche la stessa Assemblea Regionale Siciliana altro non è se non una ulteriore riproposizione in chiave moderna, dopo un secolo circa di monarchia sabauda, dell’antico parlamento isolano.

 

Si capisce pertanto quanto utili possano essere, soprattutto per le nuove generazioni, una attenta analisi degli avvenimenti che hanno portato all’Unità d’Italia ed una riflessione sui legami che ancora si possono scorgere fra quegli eventi ed i problemi socio-politici attuali. Analisi e riflessioni che nel Museo qui rappresentato possono trovare un appropriato supporto iconografico anche di sicura valenza didattica.

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Dinastia dei Borbone e principali eventi coevi e successivi:

- 1734-1759 Carlo III , re di Napoli e, dal 1735, di Sicilia, figlio di Filippo V di Spagna.

- Consorte: Maria Amalia di Sassonia;

- 1759-1825 Ferdinando (re Nasone) , IV di Napoli e III di Sicilia, figlio;- minorenne, fino al 1767 fu sotto tutela di un Consiglio di reggenza guidato dallo statista toscano Bernardo Tanucci; nel 1816 assunse il titolo di Ferdinando I re delle Due Sicilie ( unico Stato, al di qua ed al di là dal Faro = Stretto di Messina, v. infra ‘Regno …’ – Consorti : Maria Carolina d’Austria (+ 1814) e Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia, ved. del principe di Partanna.

- 1815/16 Restaurazione e Regno delle due Sicilie (v.)

- 1820/21 Rivoluzione separatista.

- 1825-1830 Francesco I, figlio; Consorti : Maria Clementina d’Austria e Maria Isabella di Spagna.

- 1830-1859 Ferdinando II (re Bomba), figlio. – Consorti : Maria Cristina di Savoia e Maria Teresa d'Austria.

- 1848/49 Rivoluzione federalista e governo provvisorio di Ruggero Settimo

- 1859-1860 Francesco II (Franceschiello), figlio.- Consorte : Maria Sofia Amalia.

- 1860, G. Garibaldi, sbarca a Marsala l’11 maggio, il 14 a Salemi assume la dittatura in nome di Vittorio Emanuele II ed il 27 maggio entra a Palermo.

- 1860, 21 ott., Plebiscito e annessione dell’isola al regno d’Italia

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REGNO DELLE DUE SICILIE – La locuzione "Due Sicilie" probabilmente venne introdotta nel linguaggio corrente del meridione d’Italia durante la dominazione angioina (1266-1282), avendo Carlo I trasportato la capitale del "Regnum Sicilae" da Palermo a Napoli e introdotto nei documenti ufficiali la distinzione (vista da Napoli) fra ‘Sicilia citra et ultra farum’ (v. cod. Speciale, c. 9v). Si consolidò nell’uso comune dopo la rivoluzione del Vespro (1282), quando gli Aragonesi ritennero che la "loro Sicilia" comprendesse anche le terre al di là dello Stretto, mentre gli Angioini perseveravano nel considerarsi sovrani dell’isola.. Nel 1372 poi la formula venne inserita nel trattato di pace che chiudeva definitivamente la novantennale guerra fra le due case regnanti ad opera del papa Gregorio XI il quale sostenne che il diretto dominio « in toto Regno Siciliae tam ultra quam citra Pharum » spettava alla chiesa romana. Venne poi ripresa da Alfonso il Magnanimo che dopo la conquista di Napoli (1442) nei propri diplomi si titolò "rex Sicilae citra et ultra Pharum", dando corpo al "Regnum utriusque Sicilae" fino alla sua morte (1458), anche se le due nazioni continuavano a rimanere autonome, unite solo dalla persona del re. I sovrani spagnoli ritornarono a titolarsi "rex utriusque Siciliae" nel 1503, allorché i due regni, pur mantenendo sempre le due diverse individualità politiche, vennero nuovamente riuniti sotto lo stesso monarca con Ferdinando il Cattolico ed i suoi successori fino al 1707, quando il Napoletano passò all’austriaco Carlo VI. Il "Regno delle Due Sicilie", invece, quale unico organismo statale con capitale Napoli, doveva sorgere nel 1816 con Ferdinando I di Borbone (v.) e durare fino al 1860.

 

Percorso scolastico

*Le notazioni in corsivo sono suggerimenti tematici per eventuali approfondimenti.

1. Carlo III (dip. ad olio, scuola palermitana del XIX sec.)- Re di Napoli,1734, e di Sicilia, dal 1735, con incoronazione e tradizionale giuramento a Palermo di rispettare le costituzioni dell’isola (i due regni, come detto, erano indipendenti, uniti solo dalla persona del re; la Sicilia aveva un Parlamento che risaliva ai Normanni e mitigava il potere assoluto del Sovrano, il Napoletano no) – Fu un monarca assoluto, ma illuminato (a Palermo diede inizio alla costruzione dell’ Albergo dei poveri) ed attuò una politica di riformismo moderato tendente cautamente alla unificazione dei due regni di Sicilia e di Napoli in un solo organismo- Nel 1759 succederà sul trono di Spagna al fratello Ferdinando VI.

2. Ferdinando IV di Napoli, III di Sicilia, 1759-1825 (idem) I due ordinali rimarcavano l’indipendenza dei due regni; fanciullo di appena otto anni quando succede al padre, prestò il rituale giuramento dinanzi il parlamento di Sicilia per procura tramite il viceré Fogliani. Ma nel 1816, dopo il congresso di Vienna, rinnegando il giuramento, abolisce la costituzione del 1812 (v.), anch’essa giurata, e, riunendo amministrativamente i due regni, formando un unico stato, assunse il titolo di Ferdinando I re delle Due Sicilie.- Viceré: D.co Caracciolo, 1781/86 e Fr.sco D’Aquino, principe di Caramanico, 1786/94. - (Montesquiè; Illuminismo; Liberismo economico) - 1789, Rivoluzione Francese e principio della ‘sovranità popolare’ - 1798-1802, occupazione del Napoletano da parte delle truppe francesi e repubblica partenopea; fuga dei reali in Sicilia ( Casina alla Cinese e Favorita); - Napoleone > 1806, nuova occupazione francese di Napoli e ritorno dei sovrani a Palermo (23 gennaio), dove il 12 gennaio 1810 nascerà il nipote Ferdinando, futuro re ;

3. Maria Carolina (idem), figlia dell’imperatore Francesco I e di Maria Teresa d’Austria e sorella di Maria Antonietta di Francia; sposa Ferdinando IV nel 1768. Carattere energico si intrometteva negli affari di governo condizionando spesso anche lo stesso sovrano. Entrata in contrasto con il Bentinck (v.), fu da questi costretta ad allontanarsi da Palermo, accettando prima l’ospitalità dei Filangeri-Cutò a S. Margherita di Belìce ( la "Donnafugata" del Gattopardo), imbarcandosi successivamente a Mazara per l’Austria dove mori nel 1814.

4. William Bentink ,1811-1814 (busto in gesso), ministro plenipotenziario inglese; fu a capo del presidio britannico nell’isola in funzione antifrancese. Ispirò la nuova Costituzione siciliana del 1812, la quale, esemplata da Paolo Balsamo su modello di quella inglese, riduceva i tradizionali tre rami, o bracci del Parlamento - feudale, ecclesiastico e demaniale - a due camere, quella dei Pari (comprendente baroni ed alto clero), di nomina regia, e quella dei Comuni, elettiva. Fu il primo statuto in Italia elaborato da un’assemblea costituente che, oltre ad abolire formalmente i privilegi feudali, introduceva principi politici basilari come quello della separazione dei poteri (tuttavia le leggi formulate dal Parlamento per essere esecutive dovevano avere il "placet" regio), della libertà di stampa e della responsabilità dei ministri, ma taceva sulla ‘sovranità popolare’, presente invece nella coeva costituzione spagnola. Ferdinando, abbandonato il governo, si ritirò alla Ficuzza e nominò suo vicario generale il primogenito Francesco (16-1-1812), che, quale alter ego, sanzionò la nuova costituzione. Il re riassunse il trono il 4 luglio 1814.-

5. Carlo Cottone, principe di Castelnuovo e di Villaermosa (litografia disegnata da La Barbera, 1832 ). Nato nel 1756 fu membro di diritto del braccio feudale - dal 1812 camera dei Pari - del Parlamento siciliano; nel 1811, unitamente ad altri nobili, venne arrestato ed esiliato per essersi opposto alle pretese finanziarie (donativi) della corte borbonica; rientrò durante il protettorato del Bentink, partecipando attivamente alle battaglie politiche del tempo sostenendo le ragioni di una costituzione più democratica. Ritiratosi dalla vita pubblica dopo l’ abolizione del Parlamento nel 1816, si lasciò morire stoicamente di fame alla fine del 1829, legando tutti i suoi averi ad un istituto agrario che ancora oggi porta il suo nome ed assegnando "quarantamila onze a quell’uomo di Stato che (avrebbe indotto) il re a restituire alla Sicilia la sua costituzione" . A lui è dedicata l’omonima piazza con una statua in marmo di Carrara scolpita nel 1873 da Domenico Costantino su disegno di G.B. Palazzotto..

6. Agostino Gallo prigioniero a Castellammare, 1813 (bassorilievo in marmo attribuito a Valerio Villareale su schizzo coevo all’avvenimento del pittore G. Patania, che visitò in carcere il giovane allievo unitamente a G. Meli e a D. Scinà, anch’essi raffigurati nella scena) Il Gallo, che doveva entrare a pieno merito nella nostra storia artistica e letteraria, di sentimenti democratici ed antinglesi era stato rinchiuso per qualche tempo nel forte con l’accusa di avere recato offesa in un suo opuscolo al Bentink.

* 1814/15, Crollo dell’Impero napoleonico, congresso di Vienna, Santa Alleanza e Restaurazione. - 1816, *Regno delle Due Sicilie*: il re, dopo avere sciolto il parlamento nell’isola, nel 1816 unificò i due regni di Napoli e Sicilia, assumendo, quale monarca assoluto, il nuovo titolo di Ferdinando I; Palermo non più capitale decadde a sede di Luogotenenza ed a semplice capovallo; venne estesa la legislazione napoletana ed i Siciliani persero la prerogativa di essere amministrati solo da loro conterranei e di essere esentati dal servizio militare, mentre l’economia isolana veniva ancor più subordinata a quella della terraferma; tutto ciò accentuò le istanze autonomiste e si diffusero la carboneria e le sette segrete.

7. 1820,*Rivoluzione separatista - Rivolta popolare indipendentista. Scoppiata a Palermo il 15 luglio al grido di "Viva Palermo e Santa Rosalia" - a seguito della concessione a Napoli di una costituzione liberale di tipo spagnolo, richiesta anche dai democratici siciliani - reclamava per la Sicilia il ripristino dello statuto del 1812 (che in verità con la camera dei Pari non elettiva e con l’elezione a base censuaria garantiva molto di più il ceto aristocratico e l’alta borghesia terriera), determinando nell’isola anche un inizio di guerra civile. Ma, soffocato da Ferdinando I con l’aiuto delle truppe austriache l’esperimento liberale nel Napoletano, nel Marzo 1821 si spense anche a Messina l’ultimo focolaio insurrezionale :

A) Scontro fra la guardia civica e i rivoltosi al Piano dei Bologna

B) Riproduzione di una battaglia

C) Stampa riproducente uno scontro vittorioso a Palermo

D) Episodi della rivoluzione

E) Scontro con le truppe a Porta Nuova a Palermo

F) Battaglia al Piano del Palazzo reale a Palermo

G) "Figurino in progetto"(?)

H) Modelli di divise.

I) Scontro con le truppe borboniche

L) Un cannone in legno e due mortai (in fondo al salone)

*1822 - Attività della carboneria; congiura di Salvatore Meccio; repressione borbonica

8. Un rivoluzionario sottoposto a tortura nelle carceri borboniche (pittura ad olio)

9. Francesco I, re delle Due Sicilie, 1825-1830 (dip. ad olio, scuola palerm. sec XIX). Il suo breve regno fu caratterizzato da una forte opposizione ai movimenti liberali, soprattutto ad opera del Luogotenente in Sicilia Pietro Ugo delle Favare. - Nel 1826 venne fucilato il carbonaro Gaetano Abela, uno dei capi della rivolta del 1820.

10. Ferdinando II, re delle Due Sicilie, 1830-1859 (idem; busto in marmo di Nunzio Morello e statuetta in ferro). Suscitò inizialmente buone speranze sostituendo nella Luogotenenza isolana il Marchese delle Favare con il proprio fratello Leopoldo, conte di Siracusa, appagando così il secolare desiderio dei Siciliani di essere governati; da un principe di casa reale, ma divenne severo e diffidente dopo i moti palermitani del 1831(Domenico Di Marco). Altri fermenti patriottici e moto del 1837.-

11. Maria Teresa d’Austria, seconda moglie di Ferdinando II (idem)

12. Pio IX, 1846-1878 (dip. ad olio eseguito da Nicolò Rindello di Calatafimi e due foulards). Ultimo papa-re, iniziò il pontificato temporale con una politica riformista e liberale, concedendo una amnistia per i reati politici, una Consulta di Stato ed una moderata libertà di stampa ; redasse i preliminari della Lega doganale italiana ( 1847), alla quale aderirono Carlo Alberto e Leopoldo II di Toscana, suscitando a Palermo entusiasmi e dimostrazioni popolari al grido:"viva Pio IX, viva la lega italiana". Ma poco per volta rivide le sue posizioni assumendo un atteggiamento antiliberale e condannando con il "Sillabo" le nuove idee. Quale successore di Pietro proclamò nel 1854 il dogma dell’Immacolata Concezione e nel 1869 quello dell’infallibilità del papa. Nel 1870 la breccia di Porta Pia decretava la fine dello Stato pontificio.

* Diffusione nell’isola del programma rivoluzionario: indipendenza da Napoli e federazione italiana; - 1848/49, *Rivoluzione federalista : 9 genn. 1848 , manifesto di Francesco Bagnasco che annunziava l’insorgere del popolo siciliano per il prossimo 12 genn. '48 , genetliaco di Ferdinando II; assembramento a piazza della Fieravecchia a Palermo (oggi piazza Rivoluzione ) e formazione di un comitato provvisorio militare guidato da G. La Masa (v.) e Paolo Paternostro, primi scontri e prima vittima, Pietro Amodei (v.); rinforzi dai paesi circostanti e costituzione di un Comitato Generale , con presidente Ruggero Settimo (v.) e sede provvisoria a Palazzo Senatorio (oggi Palazzo delle Aquile);

>25 marzo 1848, - Solenne insediamento nel tempio di S. Domenico, sotto la presidenza di Ruggero Settimo (v.), del "Generale Parlamento di Sicilia"; dopo la seduta inaugurale l’assemblea continuò i suoi lavori in sede costituente nei saloni del convento di S. Francesco d’Assisi (con ingresso nella allora "Salita San Francesco", oggi "via del Parlamento") al fine di adattare ai nuovi tempi la precedente costituzione del 1812, approvando il 10 luglio dello stesso anno il nuovo statuto che risultò più liberale dello stesso "Statuto Albertino"- che doveva poi divenire la carta costituzionale del Regno d’Italia e durare fino al 1948, cioè fino all’attuale costituzione repubblicana- giacché non contendo i limiti propri di uno statuto ‘’ottriato’’, cioè concesso direttamente dal re, come quello piemontese, affermava all’art. 3 il principio della sovranità popolare quale base della nuova costituzione ( La sovranità risiede nella universalità dei cittadini siciliani…; ma paradossalmente tale principio democratico è ignorato dall’attuale Statuto Siciliano!) e demandava il potere legislativo esclusivamente al parlamento (art. 4, Il potere di far leggi, interpretarle e dispensare da essa appartiene esclusivamente al Parlamento), rimanendo al monarca solo il potere esecutivo, essendo anche quello giudiziario indipendente, secondo il il principio liberale e garantista della divisione dei poteri .Conseguentemente veniva anche esplicitato il concetto della rappresentanza popolare, pur mantenendo il sistema bicamerale, ma con le camere ambedue elettive, sia quella dei Deputati (già dei Comuni) che quella dei Senatori (già dei Pari), ed alla quale ultima potevano accedere anche qualificati elementi della borghesia (nello Statuto albertino l’Alta camera rimaneva, invece, di nomina regia), mentre veniva allargata la base elettorale tendente teoricamente al suffragio universale (introdotto in linea di principio nell’Italia unita solo nel 1912; ma in ambedue le circostanze la piena applicazione veniva fortemente penalizzata dall’esclusione dalle urne degli analfabeti e, soprattutto, delle donne). Infine veniva sancita la incompatibilità, oggi oggetto di infinite discussioni, fra le cariche di Governo ed il seggio parlamentare.

13. Francesco Ferrara , economista liberale e patriota,1810-1900 (dipinto ad olio, scuola palermitana del XIX secolo). Ritenuto autore sul finire del 1847 di una lettera di forte denuncia antiborbonica, il 9 gennaio 1848 unitamente ad altri capi liberali venne rinchiuso nel Castello a mare fino al successivo 4 febbraio. Contrario al centralismo cavourriano, mutuato dall’accentramento burocratico francese, poneva a fondamento delle garanzie di libertà e di democraticità di uno Stato moderno il decentramento politico amministrativo e, sostenendo con altri le istanze autonomiste dell’isola, condizionava l’annessione al Regno d’Italia al mantenimento della rappresentanza costituzionale . Dopo l’Unità fu membro del Parlamento italiano nelle file del partito regionista.

14. Francesco Paolo Perez, 1812-92 (busto in gesso). Letterato e patriota, fu fra i protagonisti degli avvenimenti del 1848, subendo il carcere unitamente al Ferrara; liberato fu eletto alla camera dei Comuni nel Parlamento siciliano votando il 13 aprile la decadenza della dinastia borbonica. Fervente autonomista propugnava una confederazioni di Stati italiani con un ampio decentramento che partiva dai comuni. Bollò, pertanto, la plebiscitaria annessione del 1860 (v.) come un semplice aumento del territorio dell’antico Regno sabaudo. Ciononostante sarà senatore del Regno d’Italia e per due volte ministro, oltre che sindaco di Palermo dal 1876 al 1879.

15. Giuseppe La Masa (fotografia), nato a Trabia nel 1819, fu patriota, soldato e scrittore. Guidò gli insorti di piazza Fieravecchia a Palermo il 12 gennaio 1848, divenendo successivamente Capo dello Stato Maggiore dell’esercito rivoluzionario siciliano nel 1848/49, partecipando anche a capo di cento soldati isolani alla prima guerra di indipendenza in Lombardia. Ancora una volta esule dopo il 1849, nel 1860 tornò in Sicilia con Garibaldi, affiancando con improvvisate squadre di "picciotti" l’impresa del Duce, che seguì fino al Volturno (1862). Compiuta l’Unità fu Maggiore Generale dell’esercito italiano e più volte deputato al Parlamento. Morì a Roma nel 1881.

16. Pietro. Amodei (dis. su dagherrotipo di L. Lo Jacono). Patriota palermitano, primo martire della rivoluzione del 1848. Lo ricorda una lapide dettata da Ugo Antonio Amico e posta sul prospetto meridionale dell’Università , nei cui pressi era caduto.

17. Ruggero Settimo dei principi di Fitalia, Presidente del Governo del Regno di Sicilia durante la rivoluzione del 1848/49 (dip. ad olio, scuola palermitana del sec XIX e grande statua in gesso di Stefano De Lisi, copia di quella in marmo di Carrara sita nell’omonima piazza, scolpita nel 1865 dal padre Benedetto De Lisi) Nato a Palermo nel 1778, dopo aver militato da giovane nella marina borbonica, raggiungendo alti gradi, aveva partecipato alle riforme costituzionali del 1812 ed ai moti indipendentisti del 1820; nel 1848 fu capo del governo rivoluzionario ed in tale veste inaugurò il 25 marzo 1848 il Parlamento (v.) nel Duomo di S. Domenico dove è pure ricordato con un imponente monumento, opera di S. Valenti e D Costantino. Fallita la rivoluzione andò in esilio a Malta dove rimase fino alla sua morte avvenuta nel 1863. Nominato senatore nel 1861,fu il primo presidente del Senato italiano.

18. Domenico Lo Faso e Pietrasanta, duca di Serradifalco (effigie murale in gesso e litografia di Minneci, disegno di F. P. Priolo), patriota e letterato con una vasta cultura archeologica e artistica. Nato a Palermo nel 1783, nel 1841 fu membro del Consiglio edilizio ed in tale veste unitamente all’ arch. C. Giachery fu autore del progetto per il palchetto della musica dell’allora Foro Borbonico (dopo l’Unità Foro Italico); durante la rivoluzione federalista del 1848 ebbe incarichi parlamentari e di governo e guidò la delegazione che si recò a Torino per offrire la corona di Sicilia ad Alberto Amedeo d Savoia (v.); costretto ad esiliare nel 1849 tornò in Sicilia dopo l’impresa garibaldina dove venne nominato presidente della commissione Antichità a Belle Arti. Morì a Firenze nel 1863

19. Vincenzo Fardella, marchese di Torrearsa (busto in marmo e disegno su dagherrotipo), patriota e uomo politico. Nato a Trapani nel 1808 partecipò ai moti del 1848 ricoprendo cariche parlamentari e di governo; dopo il forzato esilio a Torino ritornò a Palermo nel 1860 chiamato da Garibaldi alla carica di segretario di Stato del governo dittatoriale e di presiedere lo stesso Consiglio di governo in assenza del Dittatore; dopo l’annessione fu nominato senatore e dal 1870 al 1874 fu presidente del Senato; successivamente e fino alla morte, avvenuta a Palermo nel 1889, fu anche presidente di questa Società Siciliana di Storia Patria.

20. Decreto parlamentare dell’11/7/ 1848 con il quale veniva chiamato a re di Sicilia Alberto Amedeo di Savoia. Certamente gli atti politici più significativi del Parlamento Generale furono la dichiarazione della decadenza della dinastia borbonica dal trono di Sicilia, proclamata il 13 aprile 1848, e la successiva acclamazione dell’ 11 luglio a sovrano dell’isola di Alberto Amedeo di Savoia (v.). – Ma i due decreti parlamentari non potevano non ferire l’orgoglio dei Borbone, per cui dopo avere riconquistato il regno con la capitolazione dei Palermo avvenuta il 15 maggio 1849, il Luogotenente Generale nell’isola, Carlo Filangeri, Principe di Satriano, emanò direttive affinché dagli archivi distrettuali, provinciali e comunali fossero estratte e distrutte tutte le "…sozze carte vergate durante la rivoluzione nelle quali si faceva scempio del nome augusto del re e della sua dinastia…": un tentativo di damnatio memoriae per nulla riuscito!

21. Alberto Amedeo (disegno su dagherrotipo di Giuseppe Di Giovanni e busto in gesso). Secondogenito di Carlo Alberto, si chiamava in realtà Ferdinando, duca di Genova, ma il Parlamento siciliano nell’offrirgli la corona di Sicilia, avendo in odio quel nome, consueto nei Borbone, propose il nuovo titolo. I Siciliani erano tanto sicuri che il nuovo sovrano accettasse l’offerta che già circolavano effigi recanti la dicitura completa "Alberto Amedeo, primo re di Sicilia, già duca di Genova", mentre il Parlamento con decreto del …luglio stabiliva gli appannaggi e la dote (v. bacheca n. 2)

22. Lettera autografa di rinunzia al trono di Sicilia di Ferdinando di Savoia , giacché le condizioni militari e quelle di politica internazionale del momento non consentivano l’assunzione di tali gravi responsabilità. Ma i Siciliani nel loro trionfalistico patriottismo non vollero dimenticare il mancato sovrano per cui nel 1910, in occasione del 50° anniversario dell’annessione al Regno d’Italia, l’ allora ‘’Stradone fuori porta d’Ossuna’’ divenne l’attuale "Corso Alberto Amedeo", con la conseguenza che oggi Palermo si ritrova un’importante arteria cittadina intitolata ad un personaggio mai esistito!

23. Giuseppe La Farina (litografia), uomo politico e scrittore. Nato a Messina nel 1815, poco più che ventenne prese parte nella sua città natale ai movimenti popolari del 1837. Nel 1848/49 ebbe cariche parlamentari e di governo. Inizialmente mazziniano e, quindi, repubblicano, si avvicinò al Cavour, aderendo nel 1857 alla Società Nazionale Italiana, di cui ne fu anche segretario, e adoperandosi nel 1860 per l’annessione dell’isola al regno sabaudo. Nel 1861, eletto al Parlamento italiano, fu vice presidente della camera dei deputati. Muore a Torino nel 1863

24. Cimeli vari del 1848/49 esposti nelle bacheche.

25. Salvatore Maniscalco (1813-64), (ritratto). Direttore della polizia borbonica nell’isola; già noto a Napoli per la sua attività sia di repressione nei confronti del brigantaggio che di persecuzione verso i liberali (era così devoto ai Borboni che il re gli tenne a battesimo un figlio), in Sicilia fu tenuto a freno in un primo tempo dalla politica di conciliazione instaurata dal Luogotenente Filangeri. Ma sostituto il Satriano nel 1854 con il principe Paolo Ruffo di Castelcicala, egli divenne onnipotente, acquisendo una fama di bieco persecutore che lo rese inviso a tutta la popolazione, tanto che nel 1859 fu oggetto di un attentato, tuttavia non mortale.

26. Un condannato alla fucilazione (pittura ad olio su zinco, 1861) La dura repressione invero non scoraggiava i patrioti (congiura di Nicolò Garzilli, 1850), mentre anche non pochi giovani aristocratici rinsaldavano sempre più le fila dei movimenti liberali ed antiborbonici esponendosi anche con iniziative concrete, come l’organizzazione del ‘Comitato di soccorso per i feriti della seconda guerra d’indipendenza (27 aprile-11 luglio 1859) guidato dal poco più che ventenne principe di Niscemi, Corrado Valguarnera Tomasi (1838/1903), al quale pare si sia ispirato l’autore del Gattopardo, Giuseppe Tomasi di Lampedusa per delineare il personaggio di Tancredi.

27. Francesco II (Franceschiello) e Maria Sofia Amalia di Baviera, sovrani del Regno delle due Sicilie, 1859-60 (disegno su dagherrotipo di G. Riccio).Salito al trono alla morte del padre, Fedinando II, il 22 maggio 1859, il giovane re, dal carattere debole e misticheggiante, viene deposto nell’isola dopo l’impresa garibaldina con il plebiscito del 21 ott. 1860.

28. " 4 Aprile1860"- Tentativo insurrezionale al Convento della Gancia->

La inattesa conclusione della seconda guerra d’indipendenza con l’armistizio di Villafranca (11 luglio 1859) aveva convinto i rivoluzionari unitari che ben poco potevano aspettarsi dall’aiuto esterno (Napoleone III) e dovevano fidare invece essenzialmente sulle proprie forze. Lo stesso Mazzini con un proclama del 2 marzo 1860 incitava i Siciliani, presso i quali non mancavano fermenti rivoluzionari ormai orientati verso l’unità politica nazionale , a dare l’esempio :"Osate,.. Sarete seguiti!" Ed i Siciliani accolsero l’invito, anche nella speranza di convincere Garibaldi ad assumere la guida dell’insurrezione. Così il 4 aprile 1860 un gruppo di patrioti capeggiati dal fontaniere Francesco Riso al convento della Gancia, in via Alloro, ingaggiò una battaglia con le truppe borboniche che già allertate da un delatore riuscirono a soffocare nel sangue il tentativo di rivolta, facendo anche alcuni prigionieri, tredici dei quali furono giustiziati il successivo 14 aprile (oggi vengono ricordati con un obelisco nell’apposita piazza Tredici Vittime a loro dedicata) :

A) Pianta dei luoghi nei quali si svolse il tentativo rivoluzionario del 4 aprile 1860;

B) Quattro immaginidell’insurrezione della Gancia del 4 aprile 1860 (disegno e litografia di P. Cutaja);

C) Combattimento al Convento della Gancia (dis. e lit. di P. Cutaja);

D) Stampa della medaglia commemorativa del 4 aprile 1860

E) "Buca della salvezza", 4 aprile 1860 e fotografie di Filippo Patti e Gaspare Bivona > Le fotografie immortalano due insorti della Gancia che per sfuggire alla cattura ed all’eccidio si rifugiarono per alcuni giorni nei sotterranei del Convento riuscendo poi a fuggire attraverso un foro praticato nel muro, oggi coperto da una lapide che ricorda l’avvenimento.

29. Francesco Crispi (modello in gesso del monumento bronzeo, opera di Mario Rutelli, eretto nel 1905 nella piazza a lui dedicata). Nato a Ribera ( Ag.) il 4 ott. 1818, fu fervente patriota, prendendo parte ai moti del 1848. Esule, ebbe rapporti con Mazzini e Garibaldi, di cui preparò lo sbarco ritornando segretamente in Sicilia nel 1859. Seguì il Generale durante la sua campagna militare nell’isola, assumendo la Segreteria di Stato. Dopo l’Unità ebbe una fortunata carriera politica divenendo un grande statista, tuttavia spesso discusso. Morì a Napoli l’11 agosto. del 1901

30. Giovanni Corrao > (ritratto nel salone e tomba nel chiostro), cospiratore e garibaldino. Nato a Palermo nel 1822 patì la prigione e l’esilio a Malta dove conobbe Rosolino Pilo con il quale nell’ aprile del 1860 ritornò in Sicilia organizzando numerose squadre di ‘picciotti’. Fu nominato Generale da Garibaldi che seguì fino al Volturno. Dopo l’Unità fu colonnello nell’esercito italiano. Morì nel 1863 in un agguato reazionario a Palermo

31. Manifestazione patriottica a Termini Imerese nel 1860 (olio del pittore termitano Michele Ciofalo, 1839-1913). Il dipinto fu realizzato in occasione delle celebrazioni per il cinquantenario dell’impresa garibaldina (1910) e rappresenta una dimostrazione patriottica popolare, guidata da alcuni membri del Comitato Rivoluzionario cittadino, davanti al Liceo il 15 Maggio 1860* (probabilmente dopo la notizia della battaglia di Calatafimi) *(Le notizie sono state fornite dal prof. Enzo Giunta di Termini Imerese)

32. Busto in gesso di Gluseppe Mazzini, opera di Benedetto Civiletti

33. Garibaldi a cavallo, nel centro del Salone ( modello in gesso del monumento in bronzo realizzato da Vincenzo Ragusa nel 1892 e sistemato nella villetta di fronte il Giardino inglese, oggi dedicata a Falcone e Borsellino);

34. Garibaldi con camicia rossa e sciabola (ritratto di Salvatore Li Greci)

35. Busto in gesso di Garibaldi;

36. Garibaldi (incisione di Matania)

37. Sbarco dei Mille a Marsala, 11 maggio 1860 ( stampa a colore del XIX secolo);

38. Bandiera del «Lombardo», una delle due navi di Garibaldi; recuperata dai patrioti marsalesi fu donata alla famiglia Withaker e da questa successivamente al Museo.

Da Marsala Garibaldi, che via via ingrossava le sue fila con i volontari siciliani, si diresse verso Palermo ed il 14 maggio raggiunse Salemi dove assunse la Dittatura dell’isola in nome di Vittorio Emanuele II, nominando Francesco Crispi Segretario di Stato. Il 15 fu a Calatafimi dove ebbe un epico scontro con le truppe borboniche.

39. Garibaidi a cavallo dopo la battaglia di Calatafimi, 15 Maggio 1860 (opera di ignoto del 1879). Di questa battaglia Garibaldi ne porterà sempre vivo il ricordo, soprattutto per il valore mostrato dai ‘picciotti’ siciliani. Nelle sue Memorie scriverà,infatti: «Calatafimi …! Avanzo di cento pugne. Se all’ultimo respiro mio gli amici miei mi vedranno sorridere per l’ultima volta di orgoglio sarà ricordandoti, poiche io non rammento una pugna più gloriosa». Ed ancora: «Ho vedute alcune pugne forse più accanite e più disperate, ma in nessuna ho veduto militi più brillanti dei miei borghesi ‘filibustieri’ (così i borbonici chiamavano i seguaci di Garibalbi) di Calatafimi!». In effetti quello scontro decise le sorti della spedizione dei Mille che quel giorno affrontarono e sconfissero l’esercito borbonico forte di tremila uomini, oltre la cavalleria e l’artiglieria, ed in posizione favorevole, dominando le alture.

40. Garibaidi in Piazza Pretoria a Palermo: bozzetto del sipario del teatro ‘Garibaldi’ di via Castrofilippo (opera di Giuseppe Sciuti)Garibaldi entrò a Palermo il 27 maggio del 1860, calando giù da Gibilrossa e dopo duri combattimenti al Ponte dell’Ammiraglio ed a Porta di Termini irruppe a piazza Rivoluzione e di lì si portò al piano dei Bologna e successivamente, fra un tripudio di gente al Palazzo Pretorio dove pose il suo quartiere generale.

41. «I Mille eroi e l’illustre loro Duce» (stampa del 1860)

42. Siciliani che presero parte alla spedizione dei Mille (fotografia)

43. Garibaldino in assetto di guerra (opera di Finindelli, 1891)

44. La famiglia Garibaldi

45. Fotografia ricordo di un gruppo di garibaldini;

46. Devozione del popolo in Sicilia per Garibaldi (olio di A. Perdichizzi)

47. Spade da parata donate a Garibaldi da suoi estimatori in varie circostanze (bacheca nell’asse centrale). – Per una particolare descrizione della raccolta si rinvia a Ugo De Maria, ‘’Le spade di Garibaldi’’, in F. Brancato, Il Museo del Risorgimento, ed. Societa Siciliana per la Storia Patria, Palermo 1975, pp.95/96.

48. Monumentino in argento donato a Garibaldi, Eroe dei Due Mondi, dagli ammiratori Giamaicani (nella stessa bacheca) e che ci ricorda le sue imprese in favore delle repubbliche sudamericane. Alto circa 85 cm., esso consiste in una piccola colonna in stile corinzio poggiante su un blocco basamentale sotto il quale, schiacciati dal peso del trionfante riscatto dei popoli guidati dall’’Eroe’, agonizzano quattro alligatori (evidente allusione al servaggio politico e sociale; Garibaldi, come è noto, si batté anche contro la schiavitù), mentre in cima, quale illustre campione della libertà civile e religiosa (come dice l’iscrizione in inglese ) si erge la figura del condottiero Garibaldi - nel tradizionale costume, ma con un largo cappello di feltro in testa – in atto di sguainare la spada per abbattere il giogo di una crudele tirannide. – N.B., per maggiori notizie cfr., A. M. Ghisalberti, Il monumentino d’argento offerto a Garibaldi dai suoi ammiratori di Giamaica in F. Brancato, Il Museo, cit., pp. 112/120.

49. Cimeli garibaldini vari > Bacheche

50. Poltrona appositamente costruita per Garibaldi già anziano, in occasione del suo ultimo viaggiio in Sicilia nel 1882 per le celebrazioni del VI centenario del Vespro Siciliano.

51. Vittorio Emanuele II (ritratto ad olio nella parete di fondo e – nell’asse centraledel salone - bozzetto in gesso presentato da B. Civiletti al concorso per il monumento al sovrano al Vittoriale a Roma)

52. Giulio Benso, Duca della Verdura, 1816-1904 (ritratto ad olio). Di nobile famiglia ma di idee liberali, prese parte ai moti del 1848 legandosi d’amicizia con F. Crispi; nominato sindaco di Palermo da Garibaldi, fu chiamato «Sindaco delle barricate» perché durante la sua carica si combatté ancora accanitamente per le vie cittadine per cui occorreva provvedere alla costruzione di barricate, nonché alla loro difesa ed ai collegamenti. Nella sua lunga carriera politica fu senatore del Regno d’Italia, oltre che presidente della Provincia ed ancora per altre due volte sindaco di Palermo. Fu anche presidente di questa Società Siciliana per la Storia Patria

Liberata la Sicilia, il 21 ottobre 1860 si votò per l’annessione dell’isola al regno d’Italia. Il Plebiscito fu proclamato il successivo 4 novembre e da quel momento la storia della Sicilia si confuse con quella d’Italia. Solo dopo la seconda guerra mondiale, nel 1946, fu possibile ripristinare, adattato ai tempi, l’antico Parlamento di Sicilia, abolito nel 1816 da Ferdinando di Borbone e vanamente rivendicato dai Siciliani con i moti del 1820 e 1848.

 

>Per una BIBLIOGRAFIA essenziale sul Museo si rinvia a F. Brancato, ‘ Il Museo del Risorgimento’, edito dalla Società Siciliana per la Storia Patria Palermo 1983, p. 39, alla quale tuttavia va aggiunto dello stesso autore ‘ Il Museo del Risorgimento- Piccola Guida’, Palermo, 1997, s. e.

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Aggiornato il: 29 giugno 2009